La Riflessologia Plantare non si sa bene quando nasce, le prime fonti storiche che ne parlano risalgono al 3000 a.C. in particolare in Egitto dove si è rinvenuta la Tomba dei Medici, dove è stata trovato un disegno di un uomo che massaggia il piede di un’altro.

La Riflessologia Plantare non si sa bene quando nasce, le prime fonti storiche che ne parlano risalgono al 3000 a.C. in particolare in Egitto dove si è rinvenuta la Tomba dei Medici, dove è stata trovato un disegno di un uomo che massaggia il piede di un’altro.

Origini della Riflessologia Plantare

Origini-Riflessologia-Plantare
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Probabilmente le origini sono ancora più remote, risalgono a un periodo in cui l’uomo si stava ancora evolvendo e probabilmente doveva ancora adattarsi alla corteccia prefrontale, strumento che ci permette di usare la ragione e la razionalità. La mente dell’uomo preistorico era certamente più legata all’insula, una parte di cervello antico, legato al sistema limbico e alla interpretazione delle emozioni ma anche dei segnali del corpo, importante per l’aspetto emotivo, empatico ed anche sessuale. Di particolare rilevanza è la sua attivazione anche solo tramite il pensiero di un’immagine e delle sensazioni che questa ci comunica, perciò strettamente legato a quello che è il linguaggio simbolico ma anche del corpo, un vocabolario estremamente conosciuto e praticato da chi medita.

Perciò con questa consapevolezza certamente inferiore a quella moderna dove regna la ragione, strumento di fondamentale importanza per capire, ma non altrettanto per comprendere (vedere qui la differenza tra capire e comprendere, tra intelligenza e saggezza), l’insila permetteva un tipo di pensiero funzionale alla comprensione del corpo e dei suoi collegamenti, perciò intuitivamente ascoltandosi è possibile che l’uomo preistorico comprendesse il funzionamento del corpo… chissà!

Chi ha riscoperto la Riflessologia Plantare chiamandola Terapia Zonale

Riflessologia_Plantare_Dott_William_Fitzgerald
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Il dottor Fitzgerald fu il medico che riscoprì la Riflessologia Plantare che battezzò Terapia Zonale. Nacque nel 1872 a Middletown (Stati Uniti). Si laureò in medicina all’Università del Vermont e lavorò al Boston City Hospital. Riuscì anche a specializzarsi in laringoiatria presso il St. Francis Hospital (Connecticut) dove esercitò al contempo la professione durante gli studi. Lavorò anche a New York e alla fine morirà a Stamford nel 1942.

Fitzgerald era un uomo estremamente curioso e cercava una soluzione naturale e sana per anestetizzare i suoi pazienti, questa curiosità lo porterà in diverse città europee, in particolare Vienna dove ebbe modo di frequentare l’Istituto di Studi Orientali che gli permise di cogliere certe idee grazie ai metodi di digitopressione propri delle tradizioni terapeutiche orientali. Nel 1902 ebbe le prime intuizioni di quella che nominò terapia zonale, la riflessologia plantare occidentale ancora grezza.

Diffusione della Terapia Zonale in epoca moderna

Terapia-Zonale-Riflessologia-Plantare
Terapia_Zonale_Riflessologia_Plantare

Le ricerche sulla Terapia Zonale furono portate avanti col dottor H. Bressier, con cui si occupò di studiare le corrispondenze tra punti di digitopressione e organi lontani da questi per comprenderne le possibilità di trattamento terapeutico. Man mano che gli studi proseguivano, riuscì a delineare un sistema di digitopressione che permettesse di agevolare le operazioni laringoiatriche grazie all’effetto anestetico che questi punti procuravano nei pazienti, in maniera facile e sicura.

Poté disegnare una mappa di queste zone da cui risultò un disegno che tracciava delle linee longitudinali che partivano dalle dita dei piedi e delle mani e risalivano dritte lungo il corpo fino alla sommità del capo. Cominciò a divulgare queste sue esperienze e scoperte in alcune conferenze.

In questo modo conobbe il dottor Edwin F. Bowers, medico interessato a spiritualità e medicine alternative (purtroppo qualche fregatura da parte di spiritisti la subì), il quale convinto della serietà della tecnica, scrisse un articolo ed usò per la prima volta il termine di “Terapia Zonale”. Nel 1917 Bowers e Fitzgerald pubblicarono il libro “Zone therapy” dove riportò casi controllati di cura a disturbi della vista e dell’udito effettuando un massaggio riflessogeno alle dita della mano.

Questi lavori ebbero una risonanza mondiale, ed anche in Italia se ne parlò, difatti in quel periodo vi fu un gruppo di ricercatori che seguì gli studi sulla sensibilità cutanea. Il più noto fu il professor Giuseppe Calligaris, docente di neuropatologia all’Università di Roma (1909~1939).

Calligaris era molto sensibile ai progressi della scienza e non trascurò di verificare analoghe ricerche sulla sensibilità cutanea effettuate da Ross, Head, Mackenzie e da Fitzgerald. Egli riscontrò anche la veridicità dei “punti di Weehe” usati da alcuni specialisti in omeopatia per svolgere diagnosi ma anche per verificare l’efficacia di specifici farmaci.

Nel 1908 Calligaris comunicò all’Accademia Medica di Roma una sua ricerca intitolata “La metamerica sensitiva spinale”, dove affermava che la cute dell’uomo si presenta suddivisa da linee speciali in tutta la sua superficie fino ad arrivare alle sue “catene linearí del corpo e dello spirito”.

Gli studi di Calligaris anche se più vicini a concetti moderni quali la “fascia” furono dimenticati, mentre quelli di Fitzgerald anche se un po’ più raffazzonati e superficiali (forse proprio per la loro semplicità) ebbero successo.

Evoluzione della Terapia Zonale in Riflessologia Plantare

Mappa-Riflessologia-Plantare
Mappa_Riflessologia_Plantare

Gli studi sulla terapia zonale furono ripresi dalla terapeuta statunitense Eunice Ingham. Essa pubblicò due libri intitolati “Le storie che i piedi potrebbero raccontare” e “Storie raccontate dai piedi” con i quali tese a concentrare le sue attenzioni solamente sui piedi. Riuscì a creare la prima mappa del piede con le corrispondenze specifiche degli organi. Dopodiché intorno agli anni 60 le due allieve Hanne Marquardt e Doreen Bayly diffusero questa pratica in tutta Europe in particolare in Germania la prima e Inghilterra la seconda.

In Italia arrivò per merito di Elipio Zamboni che ha anche incontrato il mio Maestro di On Zon Su, il metodo di riflessologia plantare più antico, e ampio per possibilità e utilizzi al mondo. Zamboni era massoterapista e fisioterapista e si diplomò da Marquardt nel 1974.

Nel 1984 fonda la prima Associazione Italiana di Riflessologia Plantare (AIRP) che successivamente diverrà la Federazione Italiana di Riflessologia Plantare (FIRP).

Solitamente i corsi di massaggio al piede professionali si articolano su tre anni, con corsi di approfondimento anche successivi al diploma, e il metodo se approfondito con gli insegnanti giusti, permette di lavorare anche su casi clinici.

La metodica cinese, l’On Zon Su, il Maestro C.Y. Ming Wong e la diffusione nel mondo

Mappa-On-Zon-Su
Mappa_On_Zon_Su

Caso differente invece è l’On Zon Su, metodica di origine cinese che risale a 5000 anni fa, ai tempi delle leggende taoiste. Si diffuse nella Cina pre-confuciana (500 a.C. circa), per merito di Mak-Tzi che diffuse una sua filosofia di vita, per certi versi simile al cristianesimo, uno dei punti salienti della dottrina era l’amore universale. Dopo il periodo del Moismo subentrò il Confucianesimo che assorbì diversi dei valori moisti divulgati da Mo-Tsi. Il M° C.Y. Ming Wong è il centesimo erede della tradizione dell’On Zon Su e s’impegnò quando era giovane a rimettere insieme tutte le mappe dell’On Zon Su sperse per tutta la Cina, e questo metodo veniva praticato da pochi maestri taoisti in Cina. In particolare con l’avvento del comunismo e della dittatura di Mao Tze Tung, che aveva appiattito le pratiche di Medicina Cinese, mischiando gli stili delle diverse regioni, senza quei criteri che permettono alla cosiddetta Medicina Classica Cinese di guarire la persona, bensì ridimensionando i sistemi ad un unico sistema la Medicina Tradzionale Cinese che ha l’obiettivo di guarire il sintomo, nonostante lo strumento sarebbe di per sé olistico (difatti nel primo metodo non ci sono dei protocolli di lavoro fissi, nel secondo è molto difficile che si esca dal protocollo e si faccia un lavoro personalizzato). Questo metodo di Riflessologia Plantare è paradossalmente più diffuso in occidente perché il M° C.Y. Ming Wong, giunse in Italia nella seconda metà degli anni 80 e qui la Riflessologia Plantare Cinese, l’On Zon Su, ebbe notevole successo, perché in parallelo Elipio Zamboni divulgava gli insegnamenti della Riflessologia Plantare occidentale. Difatti i due si conobbero e Zamboni chiese molte cose della Medicina Cinese al Maestro Ming, per poter integrare la metodica occidentale. Questo sta a indicare che la riflessologia plantare moderna ha pochissimo a che fare con la Medicina Cinese anche se spesso le si vuole mescolare. In realtà l’unica Riflessologia Plantare che si rifà ad una tradizione millenaria e che da sola offre un trattamento completo è l’On Zon Su (anche l’Ayurveda forse, ma certamente le conoscenze che hanno gli indiani non sono giunte da noi, per motivi culturali).

Legislazione della Riflessologia Plantare in Italia

Legislazione-Italiana-Riflessologia-Plantare
Legislazione_Italiana_Riflessologia_Plantare

In Italia come in diverse parti del mondo non c’è una vera e propria legislazione in merito a questa professione specifica, la figura che più ha diritto a praticarla sarebbe il Naturopata, ma tutto sommato, proprio in virtù dei pochissimi e rari effetti collaterali e dell’ampio spettro di applicazione (c’è giusto da stare attenti a chi si è appena infortunato, tumori e gravidanze), tutti possono praticarla, in maniera più o meno approfondita. In italia in particolare le scuole e i professionisti di tale disciplina che non abbiano un titolo sanitario e quindi rientrano nella loro formazione specifica, possono avvalersi della legge 4/2013 che tutela gli operatori e le scuole delle discipline bio-naturali, riconoscendone la dignità, anche se in realtà l’Italia è il paese più indietro in materia legislativa delle discipline bio-naturali, riconosciute dall’OMS e in diversi paesi europei come Germani, Svizzera, Paesi Scandinavi, sono praticate regolarmente e legalmente, da figure quali il Naturopata, come dicevo prima. L’OMS ha inserito tutte le medicine naturali e tradizionali, quindi appartenenti a tradizioni millenarie e antiche che affondano le radici nello sciamanesimo, quali medicina cinese e ayurveda, nelle categoria di pratiche mediche complementari e necessarie ai fini del benessere delle persone, mentre l’Unione Europea ha chiesto a tutti i paesi membri di creare un disegno di legge che inquadri queste professioni, e l’Italia è il paese in assoluto più indietro di tutti. Per verificare direttive OMS ecco l’ultimo rapporto

Medicine-Complementari-OMS
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