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L’Ayurveda è forse la medicina più antica, risale a 5000 anni fa e ci è pervenuta integra senza rivisitazioni forti, fedele alle antiche scritture indiane, a differenza della MTC (medicina tradizionale cinese, vedere articolo sulle stagioni) che è stata rifiutata e negata al punto da distruggerne le tracce diverse volte (in particolare nell’800 con le colonie inglesi che hanno introdotto i farmaci e i regnanti consideravano più utili quelli e con Mao-Tze Tung che ha voluto cancellare tutta la storia antica).

L’Ayurveda si contraddistingue dalla MTC per la sua natura più astratta, difatti i due popoli differiscono anche nelle pratiche meditative: se i cinesi tendono a radicare verso il basso e a tenere gli occhi aperti durante la meditazione taoista, gli indiani si dirigono verso l’alto e tengono gli occhi chiusi in genere.

Secondo gli indiani tre sono le qualità o guna che caratterizzano l’universo cioè sattva (luce o conoscenza), rajas (movimento) e tamas (inerzia)

L’uomo è caratterizzato dagli indriyache sono gli organi cognitivi e di moto che nascono dalla interazione di sattva e rajas: i buddhi indriya (cognitivi) sono orecchie, pelle, occhi, naso, lingua mentre i karma indriya (moto) sono la parola, afferrare, locomozione, riproduzione e piacere, eliminazione o evacuazione; infine c’è l’undicesimo organo di cognizione che ha carattere sia intelletuale che operativo, la mente.

Quando avviene l’interazione tra rajas e tamas si formano i sensi detti anche tanmatra o proto elementi: olfatto, vista, udito, tatto, sapore.

Infatti per gli indiani come anche per altre culture e religioni, la realtà è una manifestazione di una coscienza superiore. D’altronde anche secondo il fisico Max Karl Ernest Ludwig Planck quando vinse il premio nobel per la teoria dei quanti espresse idee simili.

Infine da questi 5 proto elementi nascono i 5 elementi che compongono l’universo che però si distinguono da quelli della MTC e sono definiti panchamahabhutasono: akasha (spazio o etere), vayu (aria), tejas (fuoco), jala (acqua) e prithvi (terra).

Essi hanno le corrispettive dita della mano proprio come la filosofia degli elementi taoista seguendo l’ordine: pollice, indice, medio, anulare, mignolo.

In questa visione non si sta vedendo come la natura si evolve e cresce, come invece fanno i cinesi ma come essa si manifesta all’origine di tutto, perciò in principio era spazio, che viene mosso dall’aria che figurativamente sono le molecole, che prendono fuoco (come l’ossigeno e sappiamo bene che in principio l’atmosfera era un campo di battaglia che non permetteva la vita, proprio come il fuoco), l’acqua regna incontrastata ma da essa sorgono le prime isole e quindi la terra.

In realtà questa visione che ho offerto è per far vagamente comprendere, visto che i 5 elementi sono idee astratte e non c’entrerebbero con gli elementi fisici della natura. Secondo gli indiani tutto ciò che ci circonda è costituito dai 5 elementi, semplicemente l’aria è composta in prevalenza da vayu come il fuoco da tejas.

I panchamahabhutacompongono i tre dosha che ci contraddistinguono che sono Vata (aria e spazio), Pitta (fuoco e acqua) e Kapha (terra e acqua).

Ciascuno ha poi delle sottocategorie, dei subdosha dislocati in differenti sedi del corpo contraddistinte ciascuna da un organo o un insieme di organi.

Ciascuno di noi però ha una prakriti personale, cioè può essere costituito da un dosha, due o tre per un totale di sette combinazioni di dosha e quindi di prakriti.

Se dovessimo vedere le correlazioni tra la nostra medicina e quella indiana scopriremmo che i doshasono il sistema nervoso (vata), immunitario (kapha) e digerente (pitta).