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Secondo certe tradizioni orientali – ma anche secondo la cultura del Medio Oriente, in particolare quella cabalistica degli ebrei – nel corpo umano ci sono dei centri energetici che permettono all’uomo non solo di essere in salute ma di avere una vita piena e significativa, legittimandone la presenza sulla terra.

Essi sono raffigurati come delle ruote dislocate verticalmente all’interno del nostro corpo, che irradiano dei coni di energia, proiettata sia di fronte che di spalle. Non si vedono, come non vediamo – essendo comunque ben consapevoli della loro esistenza – fenomeni fisici e naturali che possiamo a malapena percepire, come la forza di gravità, i campi elettromagnetici, la duplicazione cellulare e i raggi ultravioletti.

Per i cinesi essi sono nove e il percorso da seguire nell’analizzarli è dall’alto verso il basso, dal capo al coccige, mentre per gli israeliani e gli indiani sono sette (in verità per gli indiani sono molti di più e dislocati su tutto il corpo; sette comunque rimangono i più importanti, distribuiti verticalmente) e vanno “coltivati” a partire dal basso. I cinesi li chiamano i nove palazzi, mentre per gli indiani sono chakrae per gli israeliani ofanim, dal nome degli angeli così chiamati che li governano.

In linea generale tutti concordano col dire che i centri bassi riguardano gli aspetti più istintuali (quelli che ci accomunano con gli animali), mentre quelli alti sono la sede del pensiero.

Tutti sono d’accordo col dire che il posto di onore spetta al centro energetico localizzato all’altezza del cuore. Un aneddoto racconta che Carl Gustav Jung incontrò un capo Sioux e questi esordì nella conversazione dicendo “voi occidentali siete tutti pazzi”, al che Jung non capendo tale affermazione chiese spiegazioni e il capo indiano gli disse indicando la testa “voi pensate con questa” e poi indicando il cuore “mentre noi pensiamo con questo”. Come detto prima gli indiani e israeliani ragionano dal basso verso l’alto e affermano che il centro più influente sta all’apice del capo, dove risiede la fontanella, ed è sede della congiunzione col divino, il luogo attraverso il quale si ritorna “a casa”; dove però il cuore, se in equilibrio e attivo, permette di arrivare direttamente ad esso. È per questo che negli attimi di amore sincero e puro col partner ci sentiamo così bene: perché siamo a casa.

Per i cinesi invece la direzione è dall’alto verso il basso quindi l’obbiettivo è radicare, usare la pancia e il bacino con la determinazione di un animale che va a caccia ma con l’intelligenza di un uomo saggio.

Dai centri energetici bassi, se in armonia, si sviluppano qualità importanti quali la bellezza e l’autostima, la pace e l’auto-governo (non il dominio, che è un uso improprio di tale qualità: per “governo” s’intende la capacità di gestire le proprie situazioni e riuscire a diventare non un tiranno ma un leader).

Il cuore dona vita mentre i centri più alti donano fertilità favorendo sia la capacità di comunicazione (se si vuole che la sua parola faccia breccia nella psiche altrui, infatti, esso dev’essere fertile e non ricettivo solo in senso figurato), sia la ricchezza d’animo e all’occorrenza, se percepito come necessario ai fini della persona, anche materiale (ciascuno di noi ha una missione su questa terra che necessita di particolari condizioni che solo una fortissima messa a fuoco può offrire). Infine, la saggezza.

Questi centri energetici sono dislocati non solo in verticale ma anche parallelamente alle ghiandole endocrine; atti quindi a produrre ormoni essenziali per la qualità della vita.

Questi sistemi di salute orientali costituiscono un importante arricchimento della medicina occidentale,in quanto si può curare la persona con farmaci che permettono una corretta funzionalità delle ghiandole endocrine ma anche di  lavorarle attraverso questi e quindi portare il paziente a un equilibrio pieno e completo.

Infatti attraverso la cura di essi si può ristabilire un corretto funzionamento epatico, come anche ritrovare benessere tramite un lavoro sulla tiroide che produce ormoni importantissimi. Se oltre al farmaco adottiamo queste pratiche si può arrivare a risultati soddisfacenti.

Vediamone la disposizione, dal basso verso l’alto. Sul perineo ha sede la qualità della bellezza e dell’autostima gestita dalle ghiandole sessuali le gonadi; sotto l’ombelico la qualità che s’incontra è la pace, e le ghiandole relative sono le ghiandole surrenali; a livello ombelico si trova la qualità dell’auto-governo che corrisponde alle funzioni di pancreas, milza e fegato (vista la complessità e l’importanza del sistema ghiandolare lì dislocato, questo centro è tanto importante da poter trasmutare un leader in tiranno); nel petto troviamo le qualità della vita determinate dalla qualità del nostro timo (ghiandola che se non curata e coltivata, si atrofizza col tempo e può portare alla morte). Seguono la comunicazione e la fertilità, determinati dalla tiroidee, poi la pienezza della vita grazie alla ipofisi, sede della capacità di  generare una tale quantità di ormoni da arrivare a guidare l’attività di quasi tutte le altre ghiandole e a dare alla nostra esistenza l’insostituibile ricchezza della vitalità.

La ghiandola pineale, infine è la porta della saggezza, della coscienza e dell’energia cosmica.

È chiaro quanto è complessa e affascinante la materia, soprattutto è evidente che se si è padroni di un equilibrio endocrino sano, tutto il corpo non può che giovarne soprattutto da un punto di vista psichico, dimostrato anche dagli studi recenti di quella branchia della medicina occidentale che si chiama PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologico) che vede tutti e quattro gli aspetti come un sistema unico e indivisibile per un’ottima salute del paziente.